Du gust is megl che uan

Sto assieme al mio uomo da oltre quindici anni, sedici per l’esattezza, un tempo lungo e felice nel quale ci siamo conosciuti, amati, esplorati in ogni modo e luogo. Siamo sempre stati complici, amanti ed amici e in quanto amanti ci siamo sempre concessi con generosità, esplorando i nostri corpi sino al punto in cui provavamo nuovi piaceri, facendo l’amore ovunque, con passione.

Oltre quindici anni, quasi sedici per l’esattezza ed iniziavamo a sentirli, quella marea che ci travolgeva a letto ora aveva onde emotive e passionali ridotte, d’altronde tutto ciò è normale ed anche se i sentimenti si mantenevano elevati, quella passione che travolge, ti eccita al minimo sfiorare di gambe, di seno, quei fremiti che sconvolgono appena le nostre lingue iniziano ad incrociarsi nel bacio, si erano ultimamente sopiti, presenti, ma non come prima.

Tutto ciò divenne argomento di discussione dopo un rapporto bello come sempre ma non appagante come al solito.
Lui si rese conto che effettivamente avevamo esplorato ogni anfratto dell’Eros, scopato in tutti i modi; gli avevo concesso qualunque desiderio possibile, poteva penetrarmi ovunque, così come lui mi aveva stimolato in tutti i modi, ma la marea era ora meno potente, irruenta.

Giacevamo ancora nudi sul letto, il suo seme mi colava tra le gambe e lo sentivo ancora, caldo e presente dopo l’amplesso mentre ci interrogavamo su ciò. Lo guardai e lo sfidai chiedendogli se sarebbe stato geloso se tra noi si fosse intromesso un altro uomo o un’altra donna, se mi avrebbe concesso di sedurre un altro partner coinvolgendolo nel nostro menage di coppia. Tentai di stuzzicarlo con una storia erotica che avevo letto online.

Ci pensò un po’ e non mi sarei aspettata di certo una reazione immediata ma la sua risposta fu incerta, me l’aspettavo e continuavo a provocarlo mentre lo torturavo con la lingua sul glande, piccole succhiate mentre gli parlavo e probabilmente lui immaginava la scena, mi vedeva con la fantasia occupata da lui ed un altro uomo, distesa tra loro, impegnata a portarli al massimo del piacere raddoppiando gli sforzi, ma anche il godimento.

Passò qualche giorno nel quale credo la cosa continuava a ronzargli per la testa fin quando una sera, tornato dall’ufficio, mi chiese e mi andava di invitare a cena da noi un collega da poco rimasto solo perché aveva rotto con la fidanzata. Lo conoscevo era un bell’uomo, più giovane di noi, timido ma con una buona personalità, discreto, gentile.
Lo incontrai poco tempo fa che osservava un completo di lingerie esposto nella vetrina di un negozio nel quale io stessa avevo appena acquistato un baby doll; probabilmente cercava un regalo per la sua donna, non aveva ancora rotto, lo salutai con un sorriso e me ne andai.

Il suo sorriso di risposta mi rimase impresso: profondo, intenso.
Quindi sarebbe venuto a cena da noi e la sera in cui l’attendevamo assieme preparai una cenetta leggera, informale: se lo scopo era quello di portarmi il terzo membro del manage non volevo affaticarlo con troppo cibo e alcol, l’avrei preferito tonico e presente.
E lo fu …

La cena fu abbastanza rapida, il mio lui tenne sempre il discorso orientato sui rapporti di coppia, io lo ascoltavo e commentavo di quanto fosse triste una rottura, di come lui si sentiva a volte definito maniaco se chiedeva alla sua donna qualche fantasia nuova assieme, creammo una complicità che ci portò in salotto.

Gli offrii un whisky ed iniziammo a parlare tra noi ascoltando un cd di jazz soft, Dizzie Gillespie se non ricordo male, una tromba solitaria che rimaneva sospesa tra i nostri discorsi sospesi. Mi sfilai la giacca per il caldo, rimanendo ora solo con il sotto-giacca perlato e senza maniche, la gonna a tubino, i sandali aperti ed allacciati con intrecci oltre la caviglia

Osservavo che spesso lui occhieggiava i miei piedi curati, ovviamente toelettati poche ore prima.
Il mio uomo mi fece un cenno d’assenso, mi sedetti tra loro, misi entrambe le braccia sul poggia testa continuando a parlare ma sempre con maggiore intimità, una complicità che saliva quasi aspirando l’aria tra noi.
Accavallai le gambe porgendo il mio piede al collega del mio uomo, Francesco si chiamava.
Lui, quasi tremando, osò carezzarlo, io non ritrassi nulla, anzi, gli chiesi di massaggiarlo che lo sentivo dolente dopo una giornata di tacchi.

Era delicato nel massaggio, mi distesi allora sul mio uomo porgendogli il piede e la gamba distesa, il massaggio continuava, lo invitai a massaggiarmi tutta la gamba mentre il mio uomo mi carezzava la testa con una mano mentre l’altra scendeva sul seno entrando nel sotto-giacca. Sentivo l’erezione di entrambi oramai ai massimi livelli, mi alzai e senza troppi giri di parole li invitai in camera, amo stare comoda.

Mi seguirono anche perché presi le mani di entrambi trascinandoli ridendo, anche baciando entrambi.
In camera iniziai a spogliarmi ma non tolsi le scarpe; loro si spogliarono e si sdraiarono sul letto mentre io non avevo davvero più freni inibitori.

Mi dedicavo al cazzo del mio uomo per primo, dovere di priorità sentimentale, poi a quello dell’amico.
Si avvicinarono in modo che potevo agevolmente dedicarmi al membro di uno e dell’altro e il gioco di bocca proseguì per un po’ fin quando mi distesi su Francesco e cavalcandolo me lo infilai dentro, massaggiandomi prima l’ingresso della mia vulva bagnata per poi penetrarmi senza più ritegno.

Ora non c’erano più limiti: mi scambiai entrambi i partner più volte ed in più posizioni, lo rassicurai sul fatto che prendevo anti-concezionali e lui non esitò a venirmi dentro, così il mio uomo invece scelse di venirmi in bocca.

Giacemmo tutti e tre spossati ma non appagati: due gusti sono meglio di uno e quei gelati di carne mi attraevano troppo, una ghiotta occasione per lasciarli in pace …

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